ABAKHI

Il vero strumento di cambiamento sono le voci dei giovani reggini che nel silenzio dell'omertà vogliono gridare messaggi di Speranza.

I Nostri Principi

L'associazione "Abakhi" ha lo scopo di tutelare e promuovere i diritti delle fasce deboli, promuovendo l'inclusione sociale.

Abakhi

Il nome “Abakhi”, dalla lingua zùlu (o zulù) “Costruttori”, perché è ciò che più ci rappresenta non solo personalmente ma anche e soprattutto collettivamente.

Obiettivi

Scegliamo di costruire un mondo in cui i barconi non si distruggano, le speranze non anneghino in mare, in cui non vengano definiti i confini, netti e precisi, da un filo spinato o da muri invalicabili.

Un aiuto concreto

Esistono due tipi di persone: “coloro che aspettano che le cose accadono e coloro che le fanno accadere”. E’ questo lo spirito che ci unisce e ci motiva, questo il significato più profondo del nostro agire.

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“Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio. Bisogna custodire la gente, aver cura di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore.”

Papa Francesco

News

Un sogno che finalmente dopo 3 anni, diventa realtà

CASA DI BENEDETTA che sarà il nostro modo di conservare e accogliere l’umanità, la più fragile, la più indifesa. Il progetto “Casa di Benedetta” prende avvio grazie al comodato d’uso gratuito di un immobile, da parte dei Padri Monfortani di Reggio Calabria, Da quel momento nasce e prende forma l’ambiziosa idea di poter dare una casa, un nido e un ambiente familiare, stimolante e sano a bambini e ragazzi in difficoltà, in cui possano intraprendere un percorso di crescita secondo le loro attitudini e potenzialità, un cammino evolutivo che regali loro nuove prospettive.

Tutti noi dell’Associazione Abakhi ci teniamo a ringraziare la Fondazione Benedetta è la Vita onlus” che ci ha sostenuti in questo lungo percorso e tutte le persone, le associazioni e realtà che hanno contribuito con donazioni e con il servizio all’interno della struttura, che hanno reso possibile il raggiungimento di questo ambizioso traguardo, con il supporto e il sostegno che è stato offerto, finalmente tanti bambini e ragazzi del nostro territorio e non solo, avranno l’occasione di vivere nuove prospettive e sane esperienze.”

https://fb.watch/4eW8SwbyIm/

Condividiamo e ringraziamo chi ci sostiene in questa battaglia

La notizia delle contestazioni mosse ad alcuni disperati senzatetto della città di Reggio Calabria, denunciati per avere occupato abusivamente alcuni spazi di un edificio pubblico abbandonato e violato le norme emergenziali limitative della libertà di circolazione, ripropone ancora una volta il problema della marginalità sociale, acuita e resa ancor più drammatica in questo momento storico di grave emergenza sanitaria, che espone i più poveri a rischi ben maggiori per mancanza di condizioni igieniche minime, smentendo la retorica sull’“egualitarismo” che la pandemia ci avrebbe fatto riscoprire, perché ciò è vero solo in relazione alla comune fragilità biologica umana.
Pur senza entrare nel merito di questi interventi della polizia municipale e impregiudicata la configurabilità o meno di illeciti penali nella condotta dei singoli occupanti (profili che saranno eventualmente rimessi alla valutazione del giudice competente), la magistratura della Sezione di Area di Reggio Calabria, rivendicando il diritto dei magistrati ad interventi pubblici sui temi inerenti la tutela dei diritti e l’affermazione dei principi costituzionali di eguaglianza e solidarietà sociale, avverte la necessità di offrire al pubblico dibattito le proprie leali riflessioni, su iniziative che finiscono paradossalmente per risolversi nella punizione degli ultimi sol perché esistono.
Nel doveroso bilanciamento tra diritti e principi fondamentali spesso confliggenti, in cui, nel caso concreto, uno di essi può risultare soccombente o recessivo rispetto ad un altro, sarà il giudice a valutare la rilevanza penale e l’eventuale carica di disvalore delle condotte contestate ai senzatetto. Peraltro, nessuno più dei magistrati è consapevole della difficoltà di applicare e interpretare la legge sin dal primo momento, quello in cui sono le forze dell’ordine a dover intervenire.
Ma, sotto un profilo diverso, dobbiamo interrogarci sul progressivo smantellamento dello stato sociale (reso evidente dalle carenze dimostrate nella sanità territoriale), in omaggio ad istanze neoliberiste e ad una esaltazione dell’idea di uno di Stato “minimo”, nonché sulla inadeguatezza di un sistema politico ed economico-sociale che continua a perpetuare le diseguaglianze, oggi ancor di più accentuate dalla grave crisi sanitaria che ha messo in ginocchio l’economia ed il sistema produttivo.
La sostanziale criminalizzazione delle persone che vivono in condizioni di disagio economico e precarietà esistenziale, è figlia di una logica che si illude di sconfiggere con la repressione la povertà e la conseguente marginalità sociale. È un ruolo improprio del diritto penale, che non può sostituirsi agli interventi pubblici necessari a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale” che generano la stessa marginalità.
Per questo guardiamo con solidale entusiasmo lo straordinario impegno sociale del volontariato, fatto di associazioni e di singoli, che sopperiscono alle manchevolezze delle istituzioni pubbliche nella realizzazione di una società solidale e che gettano un cono di luce su questa vasta schiera di ‘invisibili’, ricordandoci che gli emarginati sono parte della nostra società e non il suo scarto.
Come magistrati, dobbiamo sottolineare con forza che c’è un diritto che continua ad essere ancora negato e che costituisce la precondizione per il concreto esercizio di tutti gli altri costituzionalmente garantiti, ed è il diritto di essere liberi dal bisogno: una libertà di cui gran parte degli esseri umani ancora non gode.


La Sezione di Reggio Calabria di Area Democratica per la Giustizia

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